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Origine

Negli anni ho lavorato con aziende che operavano in settori molto diversi tra loro.

I prodotti erano diversi.

I processi erano diversi.

Le persone erano diverse.

Eppure il primo problema era quasi sempre lo stesso.

Le informazioni non avevano un luogo unico in cui vivere.

Arrivavano via email, documenti Word, fogli di calcolo, telefonate, messaggi o appunti scritti a mano.

La stessa informazione veniva copiata più volte, aggiornata in posti diversi e, alla fine, nessuno sapeva più con certezza quale fosse la versione corretta.

Per molto tempo ho pensato che il problema fosse la mancanza di automazione.

Poi ho capito che nessuna automazione può migliorare un sistema in cui le informazioni sono già disordinate.

Prima di progettare qualsiasi flusso di lavoro, il primo passo era sempre molto più semplice.

Aiutare le persone a raccogliere le informazioni in un unico luogo condiviso.

In molti progetti quel luogo era semplicemente un Google Sheet.

Non perché fosse lo strumento più sofisticato.

Ma perché era quello che tutti sapevano già utilizzare.

Da quel momento tutto il resto diventava una conseguenza.

Le stesse informazioni iniziavano ad alimentare siti web, cataloghi, schede tecniche, etichette di prodotto, QR code, documentazione multilingua e materiali stampati.

Ogni modifica veniva fatta una sola volta.

Ogni destinazione leggeva dalla stessa origine.

Alla fine mi sono reso conto che la vera trasformazione non era l'automazione.

Era dare alle informazioni un posto in cui vivere.

Da allora ogni nuovo progetto inizia sempre con la stessa domanda.

Non:

"Quale software dovremmo usare?"

Ma:

"Dove dovrebbe vivere questa informazione?"

La risposta cambia ogni volta.

La domanda no.

Non si può automatizzare il caos. Prima bisogna dargli una struttura.